Tosse cronica. Ne soffre il 10% degli italiani. Soprattutto donne e bambini

Selezionata da Pietro Cazzola

TosseIl 10% della popolazione, in particolare donne e bambini, è affetto da tosse cronica. Un ‘sintomo-malattia’ che genera 5 milioni di visite l’anno. Più colpito il Nord (+ 25%) rispetto al Centro-Sud, che gode di condizioni climatiche nettamente più favorevoli rispetto al settentrione. E la regione italiana dove si tossisce di più è il Veneto. Questi i dati presentati a Verona in occasione del 17° Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie
“Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, tratti da un documento della European Respiratory Society (ERS), che per la prima volta ‘promuove’ la tosse da sintomo a condizione patologica.
La task force della società europea, presieduta dal prof. Alyn H. Morice, comprende un unico rappresentante italiano il prof. Roberto Dal Negro,Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia respiratoria.
“Il documento della European Task Forcefor the Assessment of Cough, al quale stiamo lavorando da un paio d’anni e che sarà pubblicato a breve su European Respiratory Journal, organo ufficiale dell’ERS – spiega il prof. Dal Negro - propone una nuova visione della tosse, non più sintomo, ma vera e propria malattia. L’ipotesi, suffragata da letteratura scientifica in ambito neurofisiologico, fisiologico, respiratorio e sperimentale, è che la tosse possa rappresentare un’entità nosologica a sé stante”.
Tradizionalmente la tosse viene considerata un ‘sintomo’ che caratterizza numerose malattie respiratorie (cancro del polmone, pleuriti, polmoniti) e non, sebbene con caratteristiche semeiologiche diverse da volta in volta. Ma un buon numero di soggetti con tosse non presentano una malattia della quale la tosse potrebbe essere un sintomo.
“Queste persone – spiega il prof. Alessandro Zanasi, Policlinico Sant’Orsola di Bologna e Presidente AIST, Associazione Italiana per lo Studio della Tosse – rispondono in maniera anomala, con la tosse appunto, agli stimoli più banali: caldo, freddo, irritazioni virali e a micro reflussi esofagei. E’ stato dunque ipotizzato che alla base di queste forme di tosse possa esserci un’ipersensibilità dei recettori”.
Valutando una serie di ricerche, anche di base, pubblicate negli ultimi anni, è emerso che la tosse è determinata da un’ipereccitabilità  del sistema neurogeno che la governa. “Esistono dei neuroni sensitivi per la tosse – spiega il prof. Dal Negro - che risultano particolarmente esaltati nella loro funzione in alcune persone, rispetto che in altre; sono cioè particolarmente ‘eccitabili’, come ad esempio nell’asma o nelle sindromi rino-bronchiali.
Ed esistono anche dei test per documentare questa condizione, quali il test di stimolo all’acido citrico o alla capsaicina, utilizzati per ora in ambito sperimentale. Il messaggio importante è che dopo decenni nei quali la tosse è stata considerata come un corredo sintomatologico di determinate sindromi o malattie, oggi, con questa visione univoca e globale del problema tosse, avendone individuato i meccanismi scatenanti e determinanti, prima più nebulosi, si può gettare una luce nuova sul fenomeno tosse. La tosse assume cioè dignità di un’entità nosologica a sé stante, seppure sfaccettata diversamente nelle varie condizioni patologiche, ma sempre sotto il denominatore comune dell’ipereccitabilità, dimostrato di recente”.
Questa nuova visione inoltre getta nuova luce sulla ricerca farmacologica, da anni stagnante. “Al di là degli oppioidi – commenta il prof. Dal Negro - che non vengono comunque utilizzati abitualmente nella pratica clinica, i classici anti-tosse di impiego comune non hanno un’efficacia clamorosa nell’inibizione della tosse. Grazie a queste nuove ricerche, sono invece in sviluppo una serie di nuove molecole mirate all’inibizione delle fibre nervose e dei recettori specificamente interessati nel determinismo della tosse. Si tratta di molecole fortemente attive, dirette e specifiche. Due quelle in sviluppo più avanzato (fase 2), entrambe messe a punto in Gran Bretagna, sono inibitori delle fibre delta e delle terminazioni nervose vanilloidi (TRPV1)”.

Maria Rita Montebelli