L’Alzheimer arriva se invecchiano le arterie

Selezionata da Pietro Cazzola

alzheimerNegli adulti anziani un’alta pressione di pulsazione (Pp), definita come sistolica meno diastolica, si riflette sui biomarcatori dell’Alzheimer nel liquido cerebrospinale (Csf): mentre aumenta la proteina tau fosforilata  (P - tau) cala la beta-amiloide 1-42 ( Ab1-42), suggerendo che l'emodinamica pulsatile possa essere correlata al morbo di Alzheimer. Ecco le conclusioni di uno studio pubblicato su Neurology e svolto in collaborazione tra le Università di San Diego, dello stato di Washington a Seattle e di Portland, in Oregon. «La relazione tra pressione arteriosa (Bp), declino cognitivo e Alzheimer (Ad) è stata ampiamente studiata, mentre un minor numero di ricerche ha indagato gli eventuali meccanismi che legano BP e sfera cognitiva» esordisce Daniel Nation, del Veterans Affairs Healthcare System di San Diego in California, spiegando che la pressione di pulsazione aumenta con l'età e rappresenta un indice di invecchiamento vascolare. D’altro canto, l’incremento di Pp aumenta le probabilità di sviluppare Alzheimer (Ad), indipendente da ictus o ipertensione, anche sopra i 75 anni.
Non è chiaro se tra Pp e Ad vi sia un legame diretto, ma in teoria l’indurimento della parete arteriosa correlato all'età potrebbe avere un ruolo nella malattia cerebrovascolare per l’ampia oscillazione e la maggiore energia dell’onda pressoria nei piccoli vasi distali. «L’ipotesi è che l’elevazione della Pp potrebbe influire direttamente sull’Ad incrementando l’accumulo di beta-amiloide e di proteina tau fosforilata, due noti biomarcatori dell’Alzheimer» sottolinea Nation, che assieme ai colleghi ha cercato conferma in 177 adulti cognitivamente normali tra 55 e 100 anni nei quali sono state misurate la Pp e, con  puntura lombare, l’Ab1-42 e la P-tau. I risultati? Se Pp aumenta, sale anche P-tau, mentre Ab1-42 scende. Questo, però, solo nei partecipanti più giovani, tra 55 e 70 anni. In quelli più anziani, tra 70 e 100 anni, il legame sparisce. «Solo ulteriori studi a lungo termine potranno chiarire meglio il legame tra Ad e invecchiamento vascolare» conclude il ricercatore.