Cancro squamo-cellulare, spesso benevolo, talvolta mortale

Selezionata da Pietro Cazzola

Ca squamocellulareIl carcinoma cutaneo a cellule squamose ha un basso ma significativo rischio di metastasi e di morte. Ecco le conclusioni di uno studio decennale retrospettivo di coorte svolto in collaborazione tra il Brigham and Women’s Hospital e il Massachusetts General Hospital di Boston, Massachusetts e pubblicato sulle pagine di Jama Dermatology. «Sono circa 250.000 i carcinomi cutanei a cellule squamose che vengono diagnosticati annualmente negli Stati Uniti. Anche se la maggior parte dei casi sono facilmente curabili con l'asportazione chirurgica, una minoranza recidivano e metastatizzano, causando la morte del paziente» dice Chrysalyne Schmults, dermatologa del Brigham e prima firmataria dell’articolo. Tra i fattori prognostici associati alle recidive e all’invasività di questo carcinoma ci sono un reperto istologico di cellule scarsamente differenziate, un diametro del tumore di almeno due cm, la posizione sul labbro o sull'orecchio e la recidiva locale. «Il nostro studio aveva l’obiettivo di analizzare il valore prognostico di ogni singolo fattore di rischio allo scopo di definire meglio l’aggressività del tumore» riprende la dermatologa, che assieme ai colleghi ha valutato 985 pazienti con 1.832 tumori, con un follow-up mediano di 50 mesi. «Dai dati raccolti emerge che i pazienti con carcinoma cutaneo a cellule squamose avevano un rischio globale di recidiva locale del 4,6%, di metastasi del 3,7% e di mortalità tumore-specifica del 2,1% » osserva la ricercatrice. Fattori prognostici negativi erano il diametro del tumore di almeno due cm, l’invasività oltre il grasso sottocutaneo, la scarsa differenziazione cellulare, l’invasività perineurale e la posizione sull’orecchio, alle tempie o anogenitale. «L’individuazione di questi fattori prognostici è certamente significativa, ma necessita di ulteriori studi per replicare i risultati, anche se i nostri dati dimostrano fin d’ora l'utilità di una stadiazione della malattia e la necessità di una terapia adiuvante» conclude Schmults.

Jama Dermatol. 2013;149(5):541-547