Immunoterapia antimelanoma: efficacia sorprendente

Selezionata da Pietro Cazzola

MelanomaDue studi ci ragguagliano sui risultati della terapia con anticorpi anti Pd-1 e Ctla-4, capace di migliorare la prognosi dei malati di melanoma con effetti tossici accettabili. Inizia così l’editoriale di James Riley, professore associato di medicina di laboratorio dell’Università di Pennsylvania a Philadelphia, che sul New England Journal of Medicine commenta il salto di qualità dell’immunoterapia anti melanoma grazie all’immunoterapia con lambrolizumab della Merck e con l’accoppiata nivolumab/ipilimumab, della Bristol-Myers Squibb e Ono Pharmaceutical. Il primo studio, dei ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center della University of California di Los Angeles guidati dall’oncologo Antoni Ribas, riporta i risultati preliminari di lambrolizumab, un monoclonale anti Pd-1, T-cell receptor Programmed Death 1 protein, che dimostrano una significativa attività antitumorale con accettabili effetti collaterali nel 38% di 135 pazienti con melanoma cutaneo metastatico. Gli anticorpi anti-Pd-1 e anti Pd-l1 potenziano la risposta immunitaria bloccando l'interazione tra Pd-1, un recettore co-inibitorio della cellula T, e uno dei suoi ligandi, Pd-l1, impedendo alle cellule tumorali di eludere il sistema immunitario dell'ospite. «Gli effetti indesiderati generalmente lievi erano affaticamento, febbre, eruzioni cutanee, decolorazione della pelle e debolezza muscolare. Solo nel 13% dei malati sono comparse polmoniti, nefriti o disturbi tiroidei» dice Ribas. Il secondo studio, coordinato da Jedd Wolchok, oncologo al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, descrive come ipilinumab e nivolumab inducano una regressione del melanoma in una quota sostanziale di malati con un buon profilo di sicurezza. «Ipilimumab, un anticorpo anti Ctla4 Cytotoxic T-Lymphocyte–associated Antigen 4, prolunga la sopravvivenza globale. Niivolumab, un anti Pd1, porta invece alla regressione duratura del tumore» dice l’oncologo. L’anti Ctla-4 agisce con due meccanismi: stimola il sistema immunitario potenziando i linfociti T effettori e blocca l’attività delle cellule T regolatorie, stimolando il sistema immunitario del paziente a combattere il tumore. «Un totale di 86 pazienti ha ricevuto con nivolumab e ipilimumab, e nel 53% di essi il melanoma si è ridotto dell’80 p% o più con effetti collaterali accettabili» dice Wolchok. E Riley conclude: «Il successo dell’immunoterapia con anti Ctla-4 e Pd-1 viene dal riconoscimento del loro potenziale da parte di studi preclinici ben progettati ed eseguiti, facendo della partnership tra scienza di base, scienza traslazionale e clinica medica l’arma vincente delle future terapie».

NEJM June 2, 2013