Gestione melanoma in Italia: una survey su 180 ospedali

Selezionata da Pietro Cazzola

In Italia lMelanomaa gestione diagnostica del melanoma (ai primi tre posti per incidenza nei soggetti al di sotto dei 50 anni) è organizzata in modo integrato, e ciò ha portato a un aumento delle diagnosi precoci, a una riduzione delle asportazioni di nevi melanocitici, e nel complesso a un migliore controllo dei pazienti ad alto rischio». Lo afferma Ignazio Stanganelli, direttore della Skin Cancer Unit dell'Istituto Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori e consulente dell'Ospedale Niguarda di Milano, coautore di uno studio effettuato su 120 ospedali su tutto il territorio nazionale, dal quale & egrave; nato un supplemento di Dermatology, realizzato in collaborazione con l'Intergruppo Melanoma Italiano. «Nella valutazione dei percorsi diagnostici ci si è focalizzati su alcuni aspetti» spiega Stanganelli. «L'incidenza della patologia nella popolazione italiana in relazione all'impatto delle metodiche a supporto della diagnosi a occhio nudo, come la dermoscopia che consente un'analisi cromatica e microstrutturale; come è effettuata una visita dermatologica, le metodiche di monitoraggio, chi valuta le lesioni». Cosa è emerso? «In generale la visita dermatologica viene effettuata in ambulatori specializzati mediante un esame integrato clinico-strumentale (73% degli ambulatori), dove è centrale il ruolo del dermatologo nella gestione dei nevi melanocitici acquisiti e congeniti o lesioni sospette. Dal punto di vista pratico ciò ha provocato che in Italia abbiamo una netta prevalenza di melanomi sottili a prognosi favorevole ed un'alta percentuale di forme in situ tra tutti i melanomi asportati con una sopravvivenza del 100%». «La survey degli ospedali italiani» aggiunge Alessandro Testori, direttore della Divisione Melanoma e Sarcomi Muscolo-cutanei dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano «ha permesso di darci una conferma su come strutture con un numero elevato di pazienti possano offrire i migliori trattamenti ai pazienti, da un lato, e raggiungere un livello di sostenibilità delle cure sempre più adeguato» visto che l'innovazione farmacologica e tecnologica porterà ad affrontare situazioni di gestione clinica e finanziaria sempre più complesse ed estreme, rispettivamente. Da sottolineare che «sul piano chirurgico esistono ancora notevoli differenze nella qualità dei trattamenti offerti ai pazienti a seconda della struttura a cui si rivolgono». La principale fonte di errori clinici, per Testori, sta nella possibilità che strutture ospedaliere non siano organizzate con periodici incontri multidisciplinari dove per ogni singolo paziente venga discusso un iter terapeutico condiviso. «Poche altre patologie» sottolinea «necessitano del coinvolgimento di così differenti specialisti».