Cibo e pelle legati a doppio filo nei bambini

Selezionata da Pietro Cazzola

Dermatite atopicaLa dermatite atopica (Ad) è il principale fattore di rischio cutaneo legato all’allergia alimentare nei bambini piccoli. E nei lattanti nutriti solo al seno ciò potrebbe indicare che la sensibilizzazione agli alimenti è mediata da cellule cutanee. Lo afferma Carsten Flohr, ricercatore del Guy’s and St Thomas’ Hospital di Londra in un articolo pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology. «La forte associazione tra la malattia atopica e la recente scoperta di varianti inattive del gene Flg che codifica per la filagrina, una proteina epidermica di barriera,  ha portato alla ribalta il ruo della protezione cutanea nello sviluppo di Ad, sensibilizzazione allergica e allergie respiratorie» spiega il dermatologo. L'ipotesi è che negli individui senza difetti di barriera la piena integrità dell'epidermide garantisce un’adeguata protezione contro allergeni e microrganismi. Invece, in presenza di una mutazione inattiva del gene Flg, la perdita della funzione cutanea di barriera contro gli agenti esterni può portare a cambiamenti immunologici e alla comparsa di Ad. Al momento, però, esistono solo pochi studi, per giunta svolti solo su ragazzi e adulti, che indicano un rischio maggiore di Ad, con conseguente perdita di acqua transepidermica, nei soggetti con Flg mutato rispetto a chi ha il gene integro. Per approfondire la questione i ricercatori hanno verificato se la mutazione di Flg, la compromissione della barriera cutanea e l’Ad predisponessero all’allergia alimentare 19 neonati allattati al seno e reclutati a 3 mesi di età. I bambini con Ad erano significativamente più a rischio di sensibilizzazione, indipendentemente dalla presenza di Flg mutato o perdita di acqua transepidermica. Sono emerse anche significative associazioni tra allergia al cibo e gravità dell’Ad e tra quest’ultima e la sensibilizzazione a singoli alimenti come uovo, latte vaccino e arachidi. «Stiamo cominciando solo ora a capire il ruolo dei fattori genetici e ambientali nello sviluppo dell’Ad e delle allergie alimentari, e i risultati di questo studio sono un piccolo pezzo del puzzle, che una volta completato consentirà lo sviluppo di nuovi interventi preventivi e terapeutici» conclude Flohr.

Journal of Investigative Dermatology 18 July 2013;