Herpes, il virus delle nevi

Selezionata da Pietro Cazzola

Sci, snowboard, carving sono i protagonisti dei fine settimana. Ma, a volte, il mix tra fatica fisica ed esposizione al sole può risultare nocivo. La conseguenza? Spesso si manifesta sulle labbra, sotto forma di piccole vesciche. Stiamo parlando dell’herpes labialis, ossia quelle piccole vesciche che compaiono nei momenti di maggior stress o sforzo fisico. Addirittura i dermatologi hanno coniato un termine apposito per chi scia, ed è quindi particolarmente esposto al virus: l’herpes da ghiacciaio.
Il disturbo si manifesta quasi sempre il lunedì mattina, cioè all’indomani del classico week end in montagna. I primi sintomi sono, ovviamente, le antiestetiche vesciche, accompagnate da dolori e debolezza. Poi le lesioni si trasformano in crosticine, finchè l’attacco del virus scompare.
«L’infezione da herpes labialis è ricorrente, cioè tende a ripresentarsi nella stessa persona, in particolare quando le difese si abbassano» spiega Leonardo Celleno, coordinatore del Centro di Ricerche cosmetologiche dell’Università Cattolica di Roma «purtroppo in alta montagna due elementi concorrono a creare questa debolezza delle difese: il sole e il freddo».
Alle alte quote, infatti, i raggi solari vengono filtrati meno che al mare, quindi sono più forti nei confronti del nostro organismo. Il clima rigido, poi, inibisce la risposta immunitaria delle cellule del sangue. Se a questi elementi si aggiunge la stanchezza di una giornata passata sulle piste da sci, si capisce perché il virus, che normalmente risiede nei gangli nervosi, esca allo scoperto manifestandosi, appunto, sulle labbra, dove crea le lesioni.
Non solo le alte quote, ovviamente, possono far emergere l’infezione. Anche stress emozionali e fisici, stanchezza, mestruazioni possono dare il via libera al virus. Allo stesso modo anche la presenza di febbre, un calo delle difese immunitarie o carenze alimentari possono esserne la causa. Per fortuna, sebbene quasi otto persone su dieci ospitino il virus nel loro corpo, solo nel venti per cento di casi, circa una decina di milioni di persone, l’infezione si riaccende con frequenza.
«Il motivo è che dopo la guarigione dall’infezione primaria, che a volte non crea alcun disturbo, il virus rimane per tutta la vita allo stato latente nell’organismo, a livello dei gangli sensitivi corrispondenti alla zona infetta, potendosi così manifestare nuovamente» spiega Matteo Gnone, specialista in dermatologia «ovviamente queste situazioni sono legate allo stato immunitario dei pazienti». Per far fronte alla situazione, spesso si punta su rimedi artigianali che, oltre a non aver nulla di scientifico, non hanno alcun effetto sull’evoluzione dell’infezione.
È quindi da scartare il succo di limone applicato sulla zona colpita dal virus che non solo non risolve il problema, ma può indurre un fortissimo bruciore sulle mucose scoperte. Del tutto inutile è anche il tentativo di mascherare le pustole con il dentifricio. È vero, lo fanno ancora in tanti, ma è solo un tentativo destinato a fallire. Indicato è invece il classico cubetto di ghiaccio da applicare sul labbro più volte al giorno: riduce l’infiammazione e il fastidio.
«Le pomate con antivirali possono solo abbreviare il decorso della malattia, ridurre le complicazione abbassare il pericolo di contagio pur senza prevenirla» dice Gnone. Allo stesso modo possono aiutare i cerotti autosolubili per la terapia sintomatica dell’herpes, che sono in grado di alleviare dolore e bruciore, proteggere dall’esposizione ai raggi solari, nascondere la ferita, prevenire prurito e formazione di croste e ridurre il rischio di contagio. In termini preventivi, esistono anche vaccini specifici. Ci sono infine teorie ancora da dimostrare che puntano sull’alimentazione, secondo le quali il colpevole della riattivazione del virus sarebbe un aminoacido chiamato arginina.
Quindi, pur se si tratta di dati da confermare scientificamente, chi è a rischio dovrebbe fare attenzione ai cibi che ne sono ricchi come le noci, le mandorle, le arachidi, il cioccolato e alcuni tipi di vino rosso, oltre agli alimenti grassi e ricchi di spezie o a quelli in gelatina. Sul fronte preventivo, invece, c’è chi consiglia di sfruttare l’azione presumibilmente protettiva di alimenti che contengono un altro aminoacido (lisina), come latte, formaggio fresco, frutti di mare, e più in generale le carni e il pesce.
Il consiglio per chi scia, comunque, è soprattutto uno: oltre alla crema protettiva usate uno stick per labbra con filtro solare ed evitate l’esposizione durante le ore più calde della giornata, in cui le radiazioni sono più pericolose. Oltre ovviamente a non affaticarvi troppo.

Federico Mereta