«Zecche, gli abiti vanno disinfestati così» Una studentessa fa scuola negli Usa

Selezionata da Pietro Cazzola

JaqJacqueline Flynn è una studentessa 16enne del liceo di Braintree, una cittadina di 40mila anime affacciata sul lago Sunset a pochi chilometri da Boston, nota per la triste vicenda di Sacco e Vanzetti. Alta e con un fisico prestante adatto ai boschi del New England, non è certamente lo stereotipo della secchiona quattrocchi ingobbita sui libri, eppure a maggio sarà invitata al prestigioso MIT, il Massachusetts Institute of Technology, per ricevere il premio "Science Fair" assegnato ai migliori progetti scientifici fra quelli presentati ogni anno dagli studenti d’America al concorso online www.sciencebuddies.org vinto l’anno scorso da Jack Andraka, uno studente 15enne che ha sviluppato un test per lo screening precoce del tumore del pancreas basato sulle nanoparticelle al carbonio che è stato subito accolto dai ricercatori della Johns Hopkins University che si dedicano da anni a questa malattia.

LINEE GUIDA - Con la sua ricerca Jacqueline è invece riuscita a mettere in crisi le linee guida dei potenti Centers for Disease Control and Prevention americani che hanno accettato la sua procedura di disinfestazione degli abiti per la malattia di Lyme che, secondo il New York Times, sarebbe il tipo di infezione che si diffonde più in fretta negli USA dopo l’Aids: nel 2010 ne sono stati colpiti 22mila americani. La scoperta di Jacqueline servirà anche agli italiani del Carso, del Trentino o della Liguria, dove la malattia di Lyme è endemica: trasmessa all’uomo dal batterio Borrelia burgdorferi riconosce come suo principale veicolo infettante le zecche che s’incontrano nelle aree boschive, soprattutto se frequentate da cervi, ma anche da ricci, lepri, volpi, tassi o cani randagi.

SINTOMI - La malattia inizia con un piccolo eritema cutaneo, cosiddetto migrante, che compare anche a mesi di distanza dal morso della zecca e in pochi giorni si allarga fino alla grandezza di un euro, diffondendosi spesso (90% circa dei casi) soprattutto al dorso, per poi associarsi a febbre, mal di testa, rigidità nucale, dolori muscolari e articolari, fino a una poliartrite che provoca zoppia e spossatezza e che può evolvere in una periartrite cronica subclinica. La diagnosi si pone con uno specifico test ematico e se non s’interviene in tempo con antibiotici (tetracicline e doxyciclina, talora da assumere per un mese) si passa al secondo stadio con complicanze neurologiche (meningite, radicoloneuriti e paralisi di Bell) e disturbi cardiaci che vanno dalle palpitazioni al blocco atrio-ventricolare che può necessitare l’uso di uno stimolatore cardiaco. Successivamente sono intaccati fegato e rene. Esiste un terzo stadio della malattia con perdita di memoria e alterazioni del comportamento, particolarmente pericoloso per le donne gravide sia perché l'infezione può trasmettersi al feto, sia perchè aumenta il rischio di aborto.

PREVENZIONE - Come è facile capire nella borelliosi da zecche, nome scientifico della malattia di Lyme che deve il suo nome alla città del Connecticut dove nel '75 si verificò la prima epidemia certificata, è fondamentale la prevenzione, soprattutto in zone endemiche e per soggetti particolarmente esposti come le guardie forestali. Oltre alla vaccinazione da ripetere con richiamo annuale, sono importanti norme pratiche come cospargersi di repellenti, peraltro poco efficaci, o indossare copricapo adatti, evitando di scoprire qualsiasi altra parte del corpo, lavarsi subito dopo l’esposizione controllando ogni centimetro della pelle, ma soprattutto disinfestare gli abiti indossati. Jacqueline stava studiato che la regione in cui viveva, il New England, era, insieme a quelle del Maine, del New Hampshire e di New York, fra le più a rischio per contrarre malattia di Lyme, anche solo semplicemente facendo una gita nei boschi, ma le procedure di prevenzione raccomandate dai CDC (lavare tutti i capi ad alte temperature per almeno un’ora) le sembravano eccessive.

MENTALITÀ SCIENTIFICA - Dimostrando già a 16 anni una vena da navigata ricercatrice, ha voluto verificare se i CDC avevano davvero ragione: dopo essersi fatta mandare dal laboratorio dell’Università dell’Oklahoma una cinquantina di zecche, ha confrontato gli effetti del normale lavaggio a quelli del lavaggio a secco. Nel primo caso alcune sopravvivevano anche dopo un’ora ad alte temperature, mentre con quello a secco man mano che la temperatura saliva sempre meno restavano vitali e per eliminarle bastavano 5 minuti a una temperatura più bassa di 50 gradi rispetto a quella raccomandata. Ha provato e riprovato e poi ne ha parlato col suo insegnante di scienze che le ha suggerito di proporre la sua ricerca al concorso annuale "Science Fair" dove è arrivata al primo posto. Sarà premiata del corso di una cerimonia in programma il mese prossimo presso il MIT, ma la responsabile del dipartimento di epidemiologia dei CDC del Colorado, Christina Nelson, l’ha già convocata per discutere della sua ricerca e replicarla nei loro laboratori così da ricavarne una pubblicazione scientifica ufficiale con cui aggiornare le linee guida di prevenzione messe a punto vent’anni fa e mai più revisionate.

UN'ECCEZIONE? - Questa storia insegna che le grandi scoperte della medicina possono essere fatte anche al di fuori delle torri d’avorio dei laboratori iperspecialistici e da persone che vivono vicino al problema: Jacqueline arriva da una comunità abituata a confrontarsi quotidianamente col rischio di questa malattia che la minaccia dal bosco che lambisce le sue case e contro cui ha dovuto sviluppare strategie sempre più pratiche. Per combattere le malattie non servono solo rigorose metodiche scientifiche, ma anche capacità di tenere gli occhi aperti e porsi delle domande. Anche se forse in America è più facile che una brillante studentessa possa essere sostenuta da una struttura predisposta e organizzata a livello nazionale come sciencebuddies.org e, soprattutto, che i baroni della scienza ammettano che una 16enne sia capace di mettere in crisi le linee guida di un’ente scientifico potente come i CDC.

Cesare Peccarisi