Melanoma. In Italia 10.500 i nuovi casi nel 2013

Selezionata da Pietro Cazzola

MelanomaE' il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni, con 10.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2013. Il melanoma, una neoplasia della pelle particolarmente aggressiva e in costante crescita in entrambi i sessi, sta facendo registrare negli ultimi decenni un incremento della mortalità fra gli uomini (+2,3% anno). Perché arrivano tardi alla diagnosi, quando la malattia è in stadio già avanzato.
La svolta nel trattamento è rappresentata dalla combinazione delle terapie. Una via su cui i ricercatori italiani stanno concentrando i loro sforzi, con risultati eccellenti. E proprio un italiano, Paolo Ascierto dell’Istituto ‘Pascale’ di Napoli, per la prima volta è co-organizzatore del più importante Congresso mondiale sull’immunoterapia contro il cancro (Society for Immunotherapy of Cancer – SITC), che si apre oggi a Washington fino al 10 novembre con la partecipazione di oltre 1000 specialisti.
“L’Italia – sottolinea Ascierto, che è Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative dell’Ospedale partenopeo - è un punto di riferimento negli studi sull’immunoterapia, che agisce potenziando le difese immunitarie dell’organismo del paziente per poter meglio vincere il tumore. Il melanoma, per le sue caratteristiche biologiche, è il candidato ideale per l’applicazione di questo approccio, che cambia i criteri di valutazione della risposta al trattamento. Abbiamo dimostrato che, associando un innovativo anticorpo monoclonale, ipilimumab, con la radioterapia tradizionale, è possibile migliorare in maniera significativa l’efficacia del farmaco. Infatti, oltre il 50% dei pazienti, che avevano in precedenza fatto registrare una progressione del tumore, dopo la sequenza di combinazione costituita da ipilimumb e radioterapia, ha evidenziato una riduzione della malattia”.
Circa 81.000 persone in Italia convivono con una pregressa diagnosi di melanoma. “L’85% dei nuovi casi nel mondo interessa le popolazioni del Nord America, dell’Europa e dell’Oceania – continua Ascierto -. Il rischio di insorgenza è legato a fattori genetici e ambientali. Fra questi ultimi ricordiamo in particolare l’esposizione ai raggi UV, sia in rapporto alle dosi assorbite che al tipo di esposizione (intermittente più che cronica) ed all’età (a maggior rischio quella infantile e adolescenziale)”.
Un altro approccio, che avrà sviluppi decisivi in futuro ed è al centro del dibattito al Congresso di Washington, riguarda la combinazione di diversi farmaci immunoterapici, non solo nel melanoma, ma anche nel tumore del polmone, del rene e della prostata. Senza dimenticare l’immunoterapia personalizzata, un approccio ‘su misura’ che consentirà di rendere più efficaci e mirate le armi a disposizione. “Presto – conclude Ascierto – avremo molte molecole in grado di colpire ‘target’ diversi, da qui l’importanza degli studi sui biomarcatori. L’espressione di questi bersagli sarà decisiva per impostare correttamente la personalizzazione dell’immunoterapia. Un obiettivo che potrà essere raggiunto entro 5 anni”.