Efficacia antidepressivi negli adolescenti offuscata da studi industriali di bassa qualità?

Dott. Ruben Cazzola

Adolescenti antidepressiviL’inclusione di un’elevata quantità di studi sugli antidepressivi sponsorizzati dalle industrie nelle meta-analisi, potrebbe aver distorto il profilo di efficacia degli antidepressivi per la depressione in bambini ed adolescenti. Si tratta dell’opinione di John Walkup del New York Presbyterian Hospital, secondo cui i medici dovrebbero prestare maggiore attenzione ai punti di forza e di debolezza delle analisi cumulative nel prendere decisioni sulla prescrizione o meno di SSRI ai giovani.

L’efficacia e sicurezza di questi farmaci in bambini ed adolescenti depressi è stata oggetto di grandi controversie nella comunità scientifica, ed ha ricevuto molta attenzione da parte dei media. Essa è iniziata nel 2016 con la pubblicazione di una meta-analisi che ha suggerito che gli SSRI siano a malapena più efficaci del placebo nei giovani, ma questa meta-analisi comprendeva due studi sovvenzionati dallo stato di qualità elevata e ben 16 studi industriali di scarsa qualità.

Nelle meta-analisi omnicomprensive moderne, il mero numero di studi di bassa qualità sovrasta quello dei pochi studi di qualità elevata che dimostrano l’efficacia degli antidepressivi nella depressione adolescenziale. Gli studi finanziati dallo stato, unitamente alla comprovata efficacia degli SSRI nei disordine ossessivo-compulsivo e nell’ansia ad insorgenza infantile, suggeriscono un ruolo ampio ed importante per i farmaci antidepressivi nei disturbi internalizzanti pediatrici.

Chiaramente gli SSRI possono avere effetti collaterali sul comportamento di bambini ed adolescenti e, inoltre, anche negli studi di qualità più elevata gli effetti clinici sulla depressione maggiore non sono eccezionali, ma la rivisitazione della revisione proposta ricorda che i dati sull’efficacia di questi farmaci chiaramente supportano il loro impiego nella depressione maggiore, nell’ansia e nel disordine ossessivo compulsivo dei giovani, e che i loro benefici ne giustificano i rischi in molti scenari clinici. (Am J Psychiatry online 2017, pubblicato il 3/3)

 

Leonarda Scalia