Quell’infezione misteriosa che “paralizza” i bambini americani. Già 103 casi in 34 Stati Usa

Selezionata da Pietro Cazzola

CDC

ll New York Times  torna in questi giorni di inizio anno sulla misteriosa e terribile mini-epidemia causata da un virus respiratorio non ben identificato, che lo scorso autunno ha colpito 103 bambini in 34 Stati degli USA, lasciando come reliquato una paralisi simil-polio (‘mielite flaccida acuta’) a carico di un arto. In fase acuta il quadro clinico è caratterizzato da febbre e sintomi respiratori, che precedono di qualche giorno quelli neurologici; la risonanza magnetica mostra alterazioni caratteristiche a livello della sostanza grigia del midollo spinale e finora non è stato individuato il patogeno responsabile. Da settimane non si registrano più nuovi casi, ma il mistero rimane. Resta ad esempio l’incertezza sul virus responsabile di questi casi; si è parlato dell’enterovirus 68 ma non c’è unanimità di pareri tra gli esperti. Casi sporadici di paralisi flaccida si registrano ogni anno, ma questa è stata la prima ‘mini-epidemia’ mai registrata negli USA.
 Secondo quanto riportato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) circa due bambini su tre di quelli colpiti da una paralisi persistente a carico di una gamba o di un braccio nel corso delle settimane successive alla fase acuta, hanno mostrato qualche grado di miglioramento, ma solo un bambino ha superato completamente il problema. Infine per un piccolo paziente su tre non c’è stato alcun miglioramento e fortunatamente, non ci sono stati casi mortali.
Il New York Times pubblica il caso, corredato di foto, del piccolo Jack Wernick, un bimbo colpito da questa misteriosa malattia, che ha riportato la paralisi del braccio destro. La sua storia inizia lo scorso agosto con un comune ‘raffreddore’, come lo definisce suo padre. Niente di particolare, finché Jack comincia a dire di sentire il braccio destro sempre più pesante, mentre il suo viso assume un aspetto cascante, come ‘appeso’ e a livello della gamba destra compaiono dei dolori lancinanti. Quando i genitori decidono di portarlo all’East Tennessee Children’s Hospital, il bambino non muove più il braccio destro. Il quadro clinico di Jack lascia i medici interdetti, incapaci di trovare una spiegazione; per questo il caso viene segnalato ai CDC. Ad oggi Jack non ha ripreso a muovere il braccio, anche se sembra essersi in qualche modo adattato a questa nuova condizione. A differenza dei genitori, disperati anche perché ancora senza una spiegazione per questa malattia.Il principale sospettato rimane ad oggi l’Enterovirus 68, ma i CDC non hanno escluso altre cause. Tanto per cominciare non è stato possibile isolare l’Enterovirus 68 nel liquor di Jack, né in quello degli altri bambini coinvolti dall’epidemia. Tra gli altri possibili patogeni al vaglio dei CDC ci sono altri enterovirus (polio e non-polio), adenovirus, virus West Nile e simili, herpes virus. In una nota pubblicata  la scorsa settimana dai CDC - che dal 26 settembre hanno richiesto di segnalare tutti i casi sospetti e di spedire campioni biologici per una testatura centralizzata presso i laboratori dei CDC - si legge inoltre che non vi è traccia di Enterovirus 68 nel liquor dei piccoli pazienti (sono stati analizzati campioni provenienti da 71 pazienti). Fino al 13 Novembre scorso, i CDC avevano verificato 88 segnalazioni provenienti da 32 Stati. L’età media dei pazienti è di 7,6 anni (media: 5 mesi- 20 anni); il 61% è di sesso maschile. Il quadro neurologico comprende una paralisi flaccida asimmetrica degli arti, nel 34% dei casi è stata rilevata una disfunzione motoria dei nervi cranici. Nel 7% dei casi è stata evidenziata anche un’alterazione dello stato mentale e nel 3% dei casi convulsioni. L’81% dei pazienti aveva presentato sintomi respiratori, il 68% febbre o entrambe, come prodromi alla sintomatologia neurologica. Tra i pazienti colpiti da questa misteriosa sindrome, il 76% era in perfetta salute, mentre il restante 24% presentava una patologia concomitante (nel 10% dei casi asma). Per tutti i pazienti è stato necessario il ricovero e nel 19% è stato fornito un supporto ventilatorio. L’85% dei soggetti è stato sottoposto a puntura lombare e il liquor ha mostrato una pleiocitosi moderata e una proteinorrachia normale o solo lievemente aumentata. Come già detto, ad oggi, nel liquor dei pazienti non è stata riscontrata presenza di enterovirus, né di altri patogeni. E c’è anche chi, come la dottoressa Mary Anne Jackson, direttore delle malattie infettive presso il Children’s Mercy Hospital di Kansas City, suggerisce che le lesioni midollari, evidenziate dall’RMN, possano essere dovute ad una reazione autoimmune. I campioni di escreato dal tratto respiratorio superiore, disponibili per 41 pazienti, sono risultati positivi per enterovirus/rhinovirus nel 41% del casi, per EV-D68 nel 20% e per altri enterovirus/rhinovirus nel 22% dei casi. La raccomandazione finale dei CDC è, per i genitori, di rivolgersi immediatamente al medico nel caso in cui il proprio figlio presenti un’improvvisa ‘debolezza’ a carico di un braccio o di una gamba; per i medici, è quella di segnalare immediatamente ai CDC il caso sospetto secondo la definizione dei CDC (età ≤ 21 anni, esordio acuto di debolezza focale di un arto, comparsa del caso dopo il 1° agosto 2014 e RMN con alterazioni midollari, localizzate soprattutto a livello della sostanza grigia), utilizzando un apposito modulo, prendendo inoltre contatti per ulteriori test di laboratorio. I CDC hanno fatto sapere inoltre che stanno mettendo a punto un esame del sangue (un anticorpo) per rivelare una possibile infezione da Enterovirus 68. Il New York Times rivela infine che il dottor Benjamin Greenberg, neurologo di Dallas, presso lo University of Texas Southwestern Medical Center, ha invece intenzione di valutare se il siero dei pazienti sia in grado di danneggiare motoneuroni isolati in un esperimento di laboratorio, volto a suffragare la tesi della patogenesi autoimmune. Alla Johns Hopkins University invece si stanno arruolando in uno studio i bambini colpiti da  mielite flaccida acuta per uno studio genetico.

Maria Rita Montebelli