Adolescenti e Donazione di Sangue

Dr. Maurizio Tucci, curatore indagine

AdolescentiPremessa 
L'indagine - collegata all'indagine "Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti Italiani" della Società Italiana di Pediatria - è stata effettuata a livello nazionale su un campione di 2100 studenti di terza della scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) ed è stata arricchita con due approfondimenti riguardanti la città di Milano: uno su un campione di 800 studenti di terza secondaria di primo grado (ex scuola media) ed uno su un campione altrettanto numeroso di studenti frequentanti le ultime due classi di scuole secondarie superiori (all'interno del quale era quindi presente anche una percentuale di maggiorenni). Il lavoro è stato integrato con la realizzazione di due focus group (con ragazzi e ragazze in target di età) per un completamento "qualitativo"

Obiettivo 
L'obiettivo dell'indagine è stato, sia pure attraverso un numero limitato di domande, quello di riuscire ad avere un primo quadro di riferimento sul "rapporto" tra adolescenti e donazione di sangue, a livello di identificazione, percezione individuale e conoscenze in merito.

"So cosa è" 
Per quanto riguarda il primo aspetto, l'esistenza della pratica della "donazione di sangue" appare universalmente nota anche quando, per ragioni anagrafiche, è comunque qualcosa che non può essere vissuta personalmente (già a partire dalle scuole medie ne ha sentito parlare oltre il 95%). 
Le fonti dalle quali questa informazione è stata acquisita sono in grande prevalenza la televisione (78% dei casi) e la famiglia (75%). La scuola - indicata dal 68% del campione intervistato - appare quindi essere più "indietro" . E il dato è ancora più basso al sud (61,6%), ma soprattutto nelle isole (54,6%). 
La constatazione che altri canali di informazione quali, ad esempio, Internet (in genere molto utilizzato in quella fascia di età) o giornali/riviste siano meno indicati è chiaro segno che l'informazione sulla donazione di sangue - all'età del nostro campione - risulta più "subita" che cercata. 
Per quanto concerne la conoscenza diretta di un "donatore" il 15 - 20% del campione fa riferimento alla madre o al padre, un terzo ad "altri familiari" e il 48% circa (che diventa 70% nel campione milanese delle scuole superiori) ad un "conoscente".

"Cosa ne penso" 
Sul fronte della percezione individuale, il 66% (che diventa 83% tra gli studenti delle scuole superiori di Milano) considera la donazione di sangue "una cosa giusta da fare per 
aiutare il prossimo", mentre meno del 6% la considera "un argomento che non mi interessa". 
Per il 90% donare il sangue è un gesto di altruismo e solidarietà, e per il 70% è utile anche per la salute del donatore. 
Passando, però, dalle dichiarazioni (tutte politically correct) alla pratica (sia pur riferita ad un qualcosa necessariamente differito nel tempo), meno del 20% afferma che certamente diventerà un donatore di sangue. 
D'altra parte il 21% pensa che donare il sangue possa essere rischioso per il donatore, e il 34% ritiene che farlo sia doloroso. 
Dolore ma, soprattutto, paura di effetti collaterali - come è emerso dai focus group - sono risultati essere di gran lunga i deterrenti maggiori alla decisione di diventare donatori di sangue. Sia pure con un po' di "confusione argomentativa" molti ragazzi hanno fatto riferimento ad "errori trasfusionali", "aghi infetti", e "carenze igieniche". 
I più disponibili alla donazione sono risultati i ragazzi del sud (22,7%), mentre i meno disponibili quelli del nord-ovest (16,8%) 
Sulla propensione a donare il sangue conta moltissimo la conoscenza diretta di qualcuno che lo fa. La percentuale di chi risponde che "certamente diventerà donatore" passa, infatti, dal 7,5% (ragazzi che non conoscono donatori) al 25,4% (ragazzi che conoscono personalmente almeno un donatore). 
E il "peso" dei genitori risulta eaaere quello maggiore: tra chi ha la mamma o il papà (o entrambi) che donano la percentuale di donatori prossimi venturi sale al 36,7%.

"Cosa ne so" 
Entrando nel merito delle conoscenze più approfondite, il 30% è convinto che sono "poche" le persone che possono donare il sangue. La percentuale scende di 10 punti tra i ragazzi delle superiori. 
Mediamente la percentuale di chi ha errate convinzioni circa la donazione di sangue (si può donare il sangue solo una volta all'anno, si può donare solo ad un parente o un amico, fare uso di droghe non preclude la possibilità di donare il sangue, la donazione - contraddizioni in termini - non è gratuita, per donare il sangue in Italia si deve essere italiani) va dal 10 al 30%,. Un dato non negativo, sempre se si considera l'età del campione, anche se il riscontro avuto nei focus group lo fa apparire ottimistico.

"Il mio gruppo sanguigno" 
Il 44% del campione dichiara di non conoscere il proprio gruppo sanguigno. Un dato già non positivo che diventa molto più allarmante se si considera il test sulle scuole superiori di Milano in cui la percentuale di maggiorenni che non lo conosce è ancora il 38%. 

Brevi conclusioni 

  • La grandissima maggioranza degli adolescenti conosce la pratica della donazione di sangue, ma il "rapporto" con essa è fortemente condizionato dalla conoscenza effettiva di un donatore ed, in particolare, se questo donatore è uno dei due genitori. 
  • Vi sono degli stereotipi negativi legati alla donazione di sangue (dolore, sicurezza) che andrebbero rimossi con una informazione adeguata e convincente. 
  • La scuola potrebbe avere certamente un ruolo maggiore nel creare "link" tra gli adolescenti e la donazione di sangue.