Il 36% dei pediatri non sa definire fototipo pelle

Selezionata da Pietro Cazzola

FototipoCanicola e bagni di sole alle porte, ma quando si tratta di dare indicazioni approfondite sull'esposizione ai raggi solari dei bambini, non tutti i pediatri 'brillano' in precisione. Il 36% infatti non sa definire nel dettaglio cosa significhi 'fototipo' cutaneo. E se l'85% consiglia correttamente l'uso delle creme per contrastare gli effetti negativi dei raggi ultravioletti, in molti casi a questo non si abbinano informazioni essenziali e 'complementari' come l'uso di cappello, occhiali da sole e maglietta. E' quanto emerge da un'indagine effettuata su 538 pediatri presentata all'International Pediatric Workshop in corso a San Pietroburgo.
"Abbiamo voluto verificare quale fosse la conoscenza dei pediatri su questi temi così importanti - spiega Giuseppe Ruggiero, pediatra e coordinatore scientifico nazionale Paidoss (Osservatorio nazionale sull'infanzia e l'adolescenza) e della Simpe (Società italiana medicina pediatrica) - e abbiamo scoperto che, se nella maggioranza dei casi i nostri colleghi forniscono consigli sull'utilizzo dei filtri solari, spesso non uniscono queste indicazioni a quelle relative all'importanza dell'uso dell'abbigliamento adatto in spiaggia, ad esempio indumenti di colore scuro e a tessuto a trama fitta che non lasciano filtrare i raggi ultravioletti, occhiali da sole e un cappello a falde larghe per coprire le spalle. Consigliare poi semplicemente uno schermo solare non basta, bisogna anche indicare con che frequenza e in quale quantità applicarlo: i filtri resistenti all'acqua, dopo il primo bagnetto perdono comunque la meta' della loro efficacia e bisogna riapplicarli spesso, e vanno spalmati almeno 2 microgrammi di crema per ogni centimetro di pelle".
Ma non e' tutto. "Molti pediatri - ammette Ruggiero - non conoscono approfonditamente la composizione delle creme solari, nel 36% dei casi non sanno definire con precisione cosa significhi fototipo cutaneo e nel 25% le consigliano solamente quando sanno che il bambino si recherà al mare. Che dire pero' delle normali giornate estive passate all'aria aperta? Anche in quelle occasioni e' necessario metter in pratica le stesse misure di prevenzione", avverte.
"Sulla base delle informazioni emerse da questa analisi - sottolinea Giuseppe Mele, presidente Paidoss e Simpe - e' evidente la necessita' che l'osservatorio metta a disposizione a breve linee guida sull'orientamento migliore su questi temi. Bisogna ricordare che nei primi 20 anni di vita si 'segna' inevitabilmente la salute della propria pelle". Oltre alle regole già citate e alla norma di non esporre i bambini al di sotto di un anno di età al sole, Mele ricorda anche "la grandissima importanza delle fasce orarie: nessuna madre dovrebbe ignorare che fra le 11 e le 16 i bambini non devono stare al sole".