Obesità pericolosa già a 20 anni

Selezionata da Pietro Cazzola

ObesitàEssere obesi a 20 anni aumenta il rischio di diabete, trombi potenzialmente fatali e attacchi di cuore, riducendo così la probabilità di arrivare alla mezza età. Lo indica uno studio danese pubblicato online su Bmj open. Negli adulti l’obesità è associata a un aumentato rischio cardiovascolare e di diabete, ma non si sa se avere un indice di massa corporea (Imc) elevato da giovani rafforzi tale associazione. Per chiarire quest’aspetto, un gruppo di ricercatori dell’ospedale universitario di Aarhus, in Danimarca, insieme a epidemiologi e biostatistici statunitensi, ha seguito per 33 anni una coorte di 6.500 ventiduenni danesi. Per tutti i soggetti, maschi nati nel 1955, erano disponibili i risultati dei test fisici e psicologici cui erano stati sottoposti per l’idoneità al servizio militare. I dati riguardanti il peso hanno evidenziato che la maggior parte dei ragazzi (83%) era nella norma, con Imc tra 18,5 e 25, il 5% era sottopeso e l’1,5% era obeso, con Imc uguale o superiore a 30. Durante gli oltre 30 anni di follow up, a circa la metà dei ragazzi obesi sono stati diagnosticati diabete di tipo 2, ipertensione, infarto del miocardio, ictus o tromboembolismo venoso, oppure il decesso era avvenuto prima dei 55 anni. C’è di più: il rischio di sviluppare diabete era ben 8 volte maggiore nei ragazzi obesi rispetto ai loro coscritti normopeso, mentre la probabilità di andare incontro a un trombo potenzialmente fatale era 4 volte maggiore. Le probabilità di ipertensione, attacchi cardiaci e morte risultavano raddoppiate in coloro che erano obesi già a 20 anni. «Abbiamo calcolato che ogni incremento di una unità nel Imc corrispondeva a un aumento del 20% della probabilità di sviluppare diabete, del 10% di tromboembolismo e ipertensione e del 5% di infarto» puntualizza Morten Schmidt, primo firmatario dell’articolo. E sottolinea: «Globalmente, negli uomini obesi a 20 anni, abbiamo registrato un aumento del rischio assoluto di tutte queste malattie pari al 30%».

BMJ Open 2013;3:e002698