Basta una sola domanda nello screening da abuso di sostanze degli adolescenti

Selezionata da Pietro Cazzola

AdolescentUno screening elettronico con una singola domanda per valutare l’abuso di sostanze potrebbe essere un semplice strumento a disposizione del medico di famiglia per valutare gli adolescenti visitati per cure di routine. Lo afferma Sharon Levy dell'Ospedale Pediatrico di Boston, coautrice di uno studio pubblicato su Jama Pediatrics. «L’abuso di sostanze tra i giovani è una questione rilevante sia dal punto di vista medico sia politico e sociale. Oltre alla tossicodipendenza, i pazienti hanno spesso comorbilità che rendono necessario ridurre il peso della dipendenza» esordisce Levy, ricordando che l'American Academy of Pediatrics e altre organizzazioni professionali raccomandano che siano le cure primarie a individuare gli adolescenti che fanno uso di sostanze. Facendo tesoro del suggerimento, gli autori hanno verificato l’efficacia di uno screening fatto di una sola domanda e in grado di suddividere gli adolescenti in quattro categorie: no alcol o droghe nello scorso anno; uso di droghe l’anno passato con sintomi da abuso (Sa); Sa lievi o moderati; Sa gravi. Lo studio ha incluso 216 ragazzi da 12 a 17 anni seguiti dai centri ambulatoriali di un ospedale pediatrico intervistati sulla frequenza d’uso di otto categorie di sostanze tra cui alcol, marijuana e cocaina, da giugno 2012 a marzo 2013. «Lo screening iniziava con una sola domanda, seguita da altre per chi rispondeva in modo affermativo» spiega la ricercatrice, sottolineando che sensibilità e specificità del test sono risultate intorno al 90%. E in un editoriale Nora Volkov, del National Institute of Drug Abuse a Bethesda in Maryland, commenta: «Per avere ampia diffusione lo screening dovrebbe superare ostacoli tra cui l’assenza di formazione sulla gestione degli adolescenti con problemi da uso di sostanze ma soprattutto l'onere per i pediatri di trattare questi pazienti all’interno di un’attività lavorativa già congestionata. Lo studio di Levy e colleghi è sì un importante progresso, ma è solo un primo passo verso l’eventuale gestione dell’abuso di sostanze negli adolescenti da parte dei pediatri di assistenza primaria».

Jama Pediatr. 2014;168(9)