Tiroide. Le malattie sono sottostimate nei bambini. Ecco i principali tipi e terapie

Selezionata da Pietro Cazzola

TiroxinaLe malattie della tiroide colpiscono anche i più piccoli, e ben un ragazzo su tre riceve la diagnosi corretta con uno o due anni di ritardo:un gap da colmare affinando la capacità di fare diagnosi differenziale.
I sintomi, spesso male interpretati ed associati all’adolescenza o magari a periodi di particolare stress scolastico, riguardano stanchezza, sonnolenza, ipersonnia, ma anche bradicardia o tachicardia, irritabilità e disturbi dell’umore. Tali sintomi, infatti, possono essere una spia delle più comuni malattie della tiroide.
“Le due patologie tiroidee più frequenti sono: la tiroidite di Hashimoto, disturbo su base autoimmune che consiste nella formazione di anticorpi contro la tiroide, e forme cliniche che vedono l’insorgenza di ipotiroidismo e in alcuni casi di ipertiroidismo” spiega il Professor Francesco Chiarelli, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti e Presidente della Società Europea di Endocrinologia Pediatrica (ESPE). “Si tratta di disturbi da non sottovalutare e che presentano un certo grado di comorbidità con patologie come il diabete di tipo 1 e la celiachia”.
Queste malattie manifestano una marcata "preferenza" per il sesso femminile; il picco dell’insorgenza, inoltre, si presenta intorno alla seconda infanzia, verso i 12 anni, e l’interferenza della maturazione sessuale ne è complice.
Il momento più delicato? “E’ certamente l’adolescenza, quando alla ghiandola tiroidea si richiede un 30% in più della propria attività, anche a causa dello sviluppo degli ormoni sessuali estrogeni e testosterone” ha risposto il professore. “Ecco allora che è possibile osservare un rallentamento nella crescita della statura o alterazioni del ciclo mestruale che possono essere attribuite alla giovane età. In presenza di sintomi anche sfumati è opportuno un semplice dosaggio ormonale da effettuare su un campione di sangue. La terapia dell’ipotiroidismo consiste in una supplementazione di ormone di facile somministrazione, mentre per le forme di iperfunzione della tiroide si ricorre a farmaci anti-tiroidei come il ‘metimazolo’. Rimane comunque sempre opportuna una supplementazione di iodio attraverso il consumo di sale iodato nella popolazione generale”. Questo anche in considerazione del fatto che in moltissime zone del nostro paese sono presenti sacche endemiche di carenza di iodio ed ipotiroidismo: dalle pendici dell’Etna alle valli Prealpine sino alle zone appenniniche dell’Italia Centrale.
Un caso differente è poi quello dei disturbi congeniti, che si manifestano alla nascita. In questo caso screening neonatale di massa ha portato al completo controllo di questi disturbi che in passato determinavano conseguenze sia sullo sviluppo cognitivo e mentale sia sull’accrescimento staturale.
L’ipotiroidismo congenito interessa circa 1 neonato ogni 1000 bambini e può avere diverse cause: dalla ‘agenesia’ della tiroide in cui in epoca fetale non si verifica il corretto sviluppo della ghiandola che quindi rimane assente, all’’ectopia’ ossia ad una anomala localizzazione della tiroide. Caso che può verificarsi in quanto durante la gravidanza la tiroide nasce nell’angolo mandibolare e intorno al 6°-7° mese di gestazione migra nella sua sede definitiva. Altra causa di problemi congeniti è rappresentata dai difetti di produzione degli ormoni tiroidei a causa di alterazioni enzimatiche. In Italia lo screening su tutta la popolazione neonatale è in vigore dai primi anni ’70 e dal 1976 esiste un Registro Nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità che ci ha permesso di conoscere l’esatta epidemiologa del fenomeno: su circa 500mila bambini nati in Italia ogni anno, circa 300 ricevono diagnosi di patologie congenite alla nascita e vengono trattati tempestivamente entro due settimane.
L’inizio del trattamento (che consiste nella  somministrazione di L-tiroxina - uno dei più importanti ormoni prodotti dalla tiroide) permette uno sviluppo normale di questi bambini anche se sono necessari controlli periodici: mensili per i primi 12 mesi di età e successivamente ogni 3-6 mesi allo scopo di dosare correttamente la terapia sulla base dei valori di FT4 e TSH.