ISS, tatuaggi per 1 mln e mezzo italiani, il primo gia' a 12 anni

Selezionata da Pietro Cazzola

TatuaggioLa passione per i tatuaggi è sempre più precoce in Italia. Sono infatti circa un milione e mezzo gli italiani tatuati, e i ragazzi tra i 12 e i 18 anni rappresentano il 7,5% del totale. Un mercato, quello del tattoo, che cresce in maniera esponenziale visto che il numero delle imprese che propongono tatuaggi e piercing è salito a 1.537 nel 2013, quintuplicantosi in soli tre anni: erano infatti 257 nel 2009 e 1.217 lo scorso anno. Sono i dati diffusi dal Centro nazionale Ondico (Organismo notificato dispositivi e cosmetici) dell’Istituto Superiore di Sanità durante il secondo Convegno nazionale 'Tatuaggi e trucco permanente'.
"I dati sui ragazzi tatuati sono prudenziali, potrebbero essere molti di più quelli che decidono di 'regalarsi' un tattoo, con una scarsa consapevolezza che sarà 'per sempre' e anche dei rischi per la salute", spiega Alberto Renzoni, responsabile Ondico per gli interventi sul corpo. E anche la giovinezza dei 'tatuati' non stupisce. "Se consideriamo anche i tatuaggi temporanei, come quelli che si fanno d'estate sulla spiaggia, si abbassa ancora di più l'età. Eppure, anche in questo caso, non mancano i rischi di reazioni allergiche", aggiunge l'esperto, sottolineando che sui tatuaggi permanenti veri e propri "i pericoli per la salute sono comunque sottovalutati". Poco si sa, infatti, del destino dei pigmenti nell'organismo e non c'è abbastanza informazione soprattutto sulla sicurezza dei colori.
"A creare più problemi di allergia è soprattutto il colore rosso. Non sappiamo perché, ma serve informare maggiormente dei pericoli chi si sottopone a queste pratiche", aggiunge Renzoni. Un problema, quello delle sostanze dei colori, che ha portato la Francia, a partire dal principio di precauzione, a vietare 9 inchiostri su 10, un divieto che potrebbe partire dal primo gennaio prossimo. I numeri dell'aumento della pratica nel nostro Paese, dicono gli esperti, "inducono a ricercare le motivazioni e le implicazioni sociali e impongono di valutare le implicazioni igienico-sanitarie e i rischi di effetti collaterali". Servono, quindi strumenti di controllo. L'Europa, a questo proposito, punta a modificare la direttiva sul tema inserendo i colori e i tatuaggi stessi tra i dispositivi medici: "Questo comporterebbe controlli maggiori", precisa Renzoni.
Oltre ai rischi di allergia, sono noti, per chi sceglie di tatuarsi, i pericoli infettivi, come l'epatite C legati a 'disegni' sulla pelle realizzati senza il rispetto delle previste norme igieniche. Ma restano ancora aperti molti interrogativi sui possibili legami - a oggi mai provati - con i tumori. Gli studi dimostrano che una parte dei pigmenti (circa il 30%) scompare entro 6 settimane dall’esecuzione del tatuaggio. Ma la disgregazione delle particelle dopo trattamenti di rimozione con il laser produce nanoparticelle la cui interazione con l'organismo non è chiara. I pigmenti, inoltre, sono stati rinvenuti nei linfonodi. Un elemento la cui eventuale pericolosità è tutta da dimostrare ma, intanto, la colorazione nera del linfonodo può portare a una diagnosi errata. Inoltre, pigmenti sono stati rinvenuti all’interno dei linfonodi in pazienti con melanoma.
Gli esperti non vogliono demonizzare il tatuaggio ma, in questo campo le regole sono fondamentali, sottolineano. Nell’arco di un anno il Centro dell’Iss, infatti, ha avviato diverse iniziative per arrivare a un quadro normativo (in Italia non è stata ancora emanata una legge specifica che regoli il settore) che garantisca la tutela dei consumatori sui prodotti per tatuaggio e su altre pratiche di interventi sul corpo (trucco permanente, piercing e prodotti per innesti sottocutanei).
Secondo gli studi Ondico, la nuova regolamentazione dovrà tenere conto, tra l'altro, di inchiostri per tatuaggio, prodotti chimici per la rimozione dei tatuaggi, aghi per tatuaggio (prodotti a rischio microbiologico e chimico). Inoltre si dovranno regolamentare i fornitori del servizio per quanto riguarda rischi di igiene e requisiti di qualificazione: servono corsi uniformi, per numero di ore di formazione degli operatori e contenuti, a livello europeo.